Perché in Italia siamo tutti carenti di Vitamina D (anche se c’è il sole)?
Siamo il Paese del sole, del mare, delle estati sempre più calde, ma.. cresciamo per tasso di osteoporosi, la patologia con cui si identica la fragilità del sistema scheletrico, e per un sistema immunitario sempre più fragile, ci si ammala sempre più spesso.. Se c’è un mistero che fa sorridere (e un po’ arrabbiare) gli addetti ai lavori, è proprio questo: come facciamo noi italiani, baciati dal clima mediterraneo, a essere una delle popolazioni europee con i livelli più bassi di Vitamina D?
Per capirlo, dobbiamo fare un passo indietro e iniziare a chiamarla con il nome giusto.
Non dovremmo chiamarla vitamina, ma ormone.
Le vitamine, per definizione, sono sostanze che il nostro corpo non sa produrre da solo e dobbiamo necessariamente assumere dall’esterno.
Per la vitamina D abbiamo due strade – continuiamo a chiamarla anche noi vitamina D per praticità!
La prima è quella di assumere alimenti ricchi di questa sostanza, ma sono ben pochi.
La troviamo infatti nell’olio di fegato di merluzzo, nel tuorlo dell’uovo, nel salmone selvaggio e in alcuni funghi, questi ultimi da esporre al sole prima della loro preparazione.
La seconda invece è quella di una produzione di vitamina attraverso l’esposizione del corpo ai raggi solari che sono in grado di stimolarne la produzione a partire da colesterolo e altre sostanze – ecco perchè può essere definita come ormone.
In quanto tale, non si limita a “fissare il calcio nelle ossa” come si è sempre detto, ma fa molto di più e ora lo vediamo.
Possiamo paragonare la vitamina D a un vigile che dirige il traffico.
Questa regola il sistema immunitario, modula le infiammazioni, protegge il sistema cardiovascolare e influenza persino l’umore. Capirete bene che, se il vigile non c’è quando i semafori non funzionano, si genera il caos.
Sai quel è uno dei Paesi europei con il più alto tasso di vitamina D in Europa?
La Finlandia e ora vediamo perchè.
Un Paese dove per mesi il sole è solo un’ idea e dove le temperature ti fanno passare la voglia di uscire con le maniche corte.
Com’è possibile? Ecco quello che è successo. Hanno guardato i dati, hanno visto che la loro popolazione era in carenza cronica e hanno agito alla radice.
Studi alla mano (come le indagini governative FinDiet), dal 2003 la Finlandia ha avviato una politica di fortificazione sistematica degli alimenti, inserendo la Vitamina D nel latte e nei grassi spalmabili, unita a campagne di integrazione mirata e massiva.
Il risultato? Oggi la carenza di Vitamina D in Finlandia è praticamente un lontano ricordo.
Loro, al buio, hanno risolto il problema. Noi, con 300 giorni di sole l’anno in molte regioni, siamo tra i Paesi più carenti. Perché?
La risposta breve è che la vita moderna ci ha resi animali da ufficio. Passiamo le nostre giornate chiusi al lavoro, in auto, a casa e in palestra.
L’integrazione appare come l’unica strada percorribile in caso di carenza.
Ma in Italia abbiamo un grande paradosso: il farmaco a base di Vitamina D è stabilmente tra i 10 farmaci più venduti in Italia.
Eppure, le analisi del sangue parlano chiaro: siamo ancora profondamente carenti. C’è una verità scomoda che dobbiamo dirci: anche chi la assume ha bassi livelli di vitamina D.
Sembra impossibile, vero? Soldi spesi, ti ricordi di prendere la tua dose, eppure i valori non salgono o salgono a fatica.
Questo succede perché la biologia umana non è una semplice equazione matematica (“mangio la molecola = assorbo la molecola”).
La Vitamina D, per funzionare, ha bisogno di alleati. Se la assumi nel corpo da sola, senza le giuste condizioni, spesso fa semplicemente il giro turistico ed esce senza aver fatto il suo dovere.
Esistono prezioso alleati: Magnesio e Resveratrolo.
Il primo, enorme motivo per cui la Vitamina D non aumenta è la carenza di Magnesio. Il magnesio è la scintilla che accende il motore. Quando assumi Vitamina D (che sia dal sole o dall’integratore o farmaci), questa è in una forma inattiva. Per diventare la sostanza potente di cui parlavamo prima, deve subire due trasformazioni chimiche, una nel fegato e una nei reni.
Indovina chi gestisce questi processi?
Enzimi che funzionano solo se c’è abbastanza magnesio nel corpo.
Se sei carente di magnesio (e lo siamo quasi tutti, a causa di terreni agricoli impoveriti), la Vitamina D si accumula, ma rimane inattiva. Incredibile vero?
Un altro alleato straordinario, di cui si parla ancora troppo poco, è il Resveratrolo. Famoso per essere il polifenolo del vino rosso (tranquilli, l’integratore è più efficace che bersi due bottiglie di Chianti al giorno), il resveratrolo agisce come un “lubrificante” per le serrature delle nostre cellule. In termini tecnici, sensibilizza i recettori della Vitamina D (VDR).
In pratica, aiuta la Vitamina D ad agganciarsi meglio alle cellule e a fare il suo lavoro in modo molto più efficiente. Fantastico vero?
E ora veniamo al dilemma della Vitamina K2: insieme o separate?
Se la Vitamina D è il vigile che dice al corpo “Ehi, assorbi più calcio dall’intestino!”, la Vitamina K2 è il muratore. È lei che prende questo calcio in circolo nel sangue e aiuta a fissare il calcio impartendo ordini ben precisi: “Tu vai nelle ossa e nei denti, e stai lontano dalle arterie e dai reni!”.
Senza la K2, c’è il rischio (specialmente ad alti dosaggi) che il calcio si depositi dove non deve, calcificando i tessuti molli.
Per fortuna un’alimentazione onnivora non espone al rischio di carenza di vitamina K2, tuttavia può essere integrata nella dose considerata oggi sicura di 200 microgrammi al giorno.
Ma qui sorge il dubbio che fa affligge tutti: vanno prese insieme o separate?
Essendo entrambe vitamine liposolubili (vuol dire che si sciolgono nei grassi), usano gli stessi “camioncini” per essere trasportate nell’intestino.
Per questo motivo, molti esperti ritengono che sia più prudente assumerla lontano dalla vitamina, ma per il sapere di oggi anche assumerla insieme non è così sbagliato.
Se c’è un argomento su cui la comunità medica mondiale non si mette d’accordo, sono i dosaggi.
In Italia, si tende a essere estremamente prudenti, suggerendo massimali a 2.000 UI (Unità Internazionali) al giorno per gli adulti.
Andando oltreoceano, la musica cambia radicalmente. Negli Stati Uniti si arriva a suggerire tranquillamente dosaggi fino a 10.000 UI al giorno per gli adulti in fase di correzione della carenza, e ben 2.000 UI al giorno nei bambini.
Questo perché la letteratura scientifica più moderna ha dimostrato che la tossicità della Vitamina D è un evento estremamente raro, mentre i danni da carenza cronica (quella che abbiamo in Italia) sono una certezza.
Come va assunta quindi la Vitamina D per farla funzionare davvero?
2. Meglio tutti i giorni. Per decenni è sempre stata suggerita una volta al mese, piuttosto che ogni quindici giorni fino ad arrivare a una volta alla settimana. Il risultato? La carenza diffusa di vitamina che vediamo oggi in Italia.
Gli studi più solidi oggi ci dicono che l’assunzione quotidiana è quella da preferire.
Simula quello che farebbe il sole: una dose costante, fisiologica e gestibile, che garantisce livelli stabili nel sangue e un’attivazione immunitaria continua.
Insomma, la Vitamina D non è una moda passeggera del benessere. È un pilastro fondamentale della nostra salute che in Italia, per paradosso e per abitudini, stiamo gestendo ancora con incertezza. Misuratela, integratela nel modo giusto, dategli i cofattori di cui ha bisogno e, soprattutto, fatelo con costanza. La vostra salute, dalle ossa fino all’umore, vi ringrazierà.
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