“Tranquillo, prendo tutto integrale.”
Al banco della farmacia questa frase la sentiamo spesso. Soprattutto da chi ha appena scoperto di avere la glicemia alta.
Ed è una buona partenza.
Ma uno studio uscito a fine ottobre aggiunge un dettaglio che quasi nessuno conosce: non tutto l’integrale è uguale.
Lo ha pubblicato l’American Journal of Clinical Nutrition, una delle riviste di nutrizione più autorevoli.
I ricercatori dell’Università di Otago, in Nuova Zelanda, hanno coinvolto 160 adulti con diabete di tipo 2 per 12 settimane.
A tutti hanno consegnato a casa, gratis, cereali integrali in abbondanza: frumento, riso e avena. Abbastanza per tutta la famiglia.
L’unica differenza era quanto erano lavorati:
Il consiglio per tutti era lo stesso: usateli al posto dei cereali che mangiate di solito.
Dopo tre mesi hanno misurato l’emoglobina glicata, l’esame che racconta la media della glicemia degli ultimi mesi.
−2,2 mmol/mol di emoglobina glicata con i cereali poco lavorati, rispetto a quelli macinati
Tradotto nell’unità che leggi più spesso sul referto: circa 0,2 punti percentuali in meno.
E attenzione: il peso non è cambiato. Nemmeno le calorie o la quantità di integrale mangiata.
Cambiava solo la forma del cereale.
Gli autori hanno notato anche un effetto collaterale gradito: chi mangiava i chicchi interi riferiva un intestino più regolare.
Quando un chicco viene macinato in farina, anche integrale, la sua struttura si rompe. L’amido diventa più facile da raggiungere e da digerire.
Il chicco intero, invece, si “smonta” più lentamente. È la spiegazione proposta dai ricercatori, coerente con piccoli studi precedenti sulla glicemia dopo i pasti.
Per chi compra, il messaggio è semplice: la scritta “integrale” sulla confezione non basta a dire quanto quel cibo farà salire la glicemia.
Te lo diciamo sempre, anche quando la notizia ci piace.
È uno studio randomizzato: il disegno giusto per capire causa ed effetto.
Però ha dei limiti:
Quindi: niente miracoli. I chicchi interi non sostituiscono la terapia, l’attività fisica o il dietista.
Ma è un cambiamento a costo zero, che va nella stessa direzione di tutto il resto.
(Eugenio, a questo punto, ha già messo l’orzo in ammollo. Francesco è ancora affezionato al pan carré. Ci stiamo lavorando.)
Se hai il diabete e prendi farmaci, non cambiare la terapia da solo: porta le tue domande al medico o al dietista.
Hai un dubbio su cosa mettere nel carrello? Scrivicelo: le domande migliori diventano video.
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